Tradizioni


IL FOLKLORE E LE FESTIVITA’

Le feste e le manifestazioni rappresentano forse l’aspetto più alto delle tradizioni culturali e delle credenze religiose della Calabria. Esse si tramandano ormai di generazione in generazione dando vita così ad un intreccio di culture diverse derivanti dalle antiche civiltà elleniche, bizantine francesi e spagnole. Non dà meno sono quelle di origine albanese, ovvero “arberesche”.

L’enormità del numero di queste celebrazioni è dato dal fatto, che ogni comune della regione ne possieda almeno una, di norma rappresentata dalla festa del Santo patrono o della Madonna protettrice. Col passare degli anni è diventata anche una vera occasione di ritrovo per i tanti emigrati di questa terra.

E’ difficile dunque poter dare una completa descrizione di ognuna festività, ma allo stesso tempo è possibile poter descrivere attraverso l’anno alcune delle ricorrenze più comuni come ad esempio il Carnevale, la settimana della Santa Pasqua ed il periodo natalizio.

IL CARNEVALE

Il carnevale, festa dell’allegria e della spensieratezza, costituisce attraverso i suoi tre giorni: la domenica, il lunedì ed il martedì grasso, il momento in cui si rivivono gli antichi riti dei banchetti, delle sfilate e dei travestimenti. Durante la sera sfilano per i vicoli dell’abitato le maschere ed i carri allegorici, veri e propri richiami alle antiche motivazioni libertarie ed in alcuni casi alla commedia dell’arte.

E’ proprio la mascherata e la farsa un’occasione per riempire le strade. Intere famiglie si ritrovano davanti tavole imbandite a festa dove non mancano pietanze a base di maiale e vini locali di ogni tipo. Al termine della sfilata del martedì Grasso è d’obbligo ritrovarsi di solito nella piazza, dove ha luogo il rito grottesco del funerale del Carnevale. Un grande pupazzo di paglia a cui si dà fuoco ed a cui le maschere regalano il loro dolore attraverso urla e lamenti a carattere buffonesco.

Come ogni regione, anche la Calabria ha una sua maschera. Giangurgolo,una sorta di Zanni dalla gola piena. Il costume di Giangurgolo è un richiamo a quello dei costumi tipici della tradizione; il volto è coperto da una mascherina rossa ed un grande naso di cartone, mentre l’abito è composto da un cappello a forma di cono contornato da fettucce, un piccolo corpetto con delle grandi braghe, dove sotto spiccano delle calze di colore rosso e giallo.

LA SANTA PASQUA

Le “scarabottole” o “raganelle” sono degli strumenti di legno, che sostituiscono il suono della campane bloccate dal giovedì al sabato santo. Questa è una delle più antiche abitudini della Pasqua calabrese. Tra le tante manifestazioni folkloristiche della santa pasqua, una delle più importanti si trova a Catanzaro. Qui è usanza della città cominciare una lunga processione che si protae dal pomeriggio fino a tarda notte. Ogni confraternita vestita con gli abiti tradizionali; rappresentanti con colori diversi i diversi quartieri, partecipa al corteo di fiaccole, che illumina l’intera città. Ognuno di loro rievoca la Passione, procedendo a passo lento ed accompagnati dal suono di tamburi che scandiscono il passo.

Dentro la portantina detta “Naca”, interamente contornata da angeli, fiori e lumi, è deposto il Cristo morto, portato a spalla lungo tutto il tragitto. Sempre in provincia di Catanzaro, precisamente a Nocera Terinese vi è la venerazione alla statua della Pietà o dell’Addolorata. Si narra, che tale statua fosse stata scolpita da un pastore diventato poi cieco in modo da non poter più realizzarne una identica. Oltre la processione, un altro rito di antichissime tradizioni è quella dei battienti “Vattienti”, cioè i peninenti, che si flagellano parti del corpo con punte aguminate.

Nella provincia di Vibo Valentia spiccano le tradizioni a carattere prevalentemente medievale. A Nicotra, nel giorno del venerdì Santo, la Passione è rievocata con la “pigghiata”, una rappresentazione popolare della condanna di Cristo. In provincia di Reggio Calabria a Bagnara Calabra famosa è la “affruntata”, un rito risalente al seicento, in piena dominazione spagnola, periodo in cui i frati domenicani diedero vita alla campagna del Santo Rosario. La festa inizia nel pomeriggio dove la statua del Cristo risorto viene portata in chiesa per la preparazione della processione. Nel frattempo dall’altra parte del paese, un altro corteo porta la statua della Ma donna, per poi incontrarsi col Cristo dando vita così alla sua Resurrezione. Particolarità della processione sono gli abitanti vestiti da angeli e da apostoli, che narrano attraverso il vangelo gli avvenimenti della Santa Pasqua.

Riguardo i riti di origine greco-albanese, spicca quello della “Primavera albanese” a san Demetrio Corone, provincia di Cosenza; dove in abiti tradizionali la notte del sabato Santo, la gente si ritrova nei pressi di una fontana. Qui in silenzio si attende l’arrivo della Pasqua. Subito dopo ci si reca nell’altra piazza dove viene accesso un grande falò, cantando in lingua greca “Kristos Aneti”, Cristo è risorto.

IL NATALE

Il natale rappresenta senza dubbio una delle festività più gioiose ed attese dell’intero anno. In realtà le festività natalizie hanno inizio sin dal giorno dell’Immacolata ( 8 Dicembre) , per terminare con l’Epifania, entrando così nel nuovo anno. E allora tutto diventa un susseguirsi di suoni, dalle zampogne alle melodie tipiche dei canti popolari natalizi. Come ogni festa, che si rispetti non mancano i preparativi culinari, veri e propri momenti di aggregazione non solo nel loro consumarsi, ma sopratutto nella loro preparazione.

Famoso è il “Natalicchiu”, un piccolo pane a forma di bambino ancora in fasce, che per devozione viene consumato fino al giorno dell’Epifania. Riguardo le altre pietanze, si possono trovare grispelli, pignulata, turdilli e tant’altro, che vanno a formare le famose fritture fatte in casa, aspettando con ansia l’arrivo della vigilia.

E’ usanza nota donare queste fritture ai parenti, ai vicini di casa e in alcuni casi a qualche famiglia a lutto, la quale per rispetto al defunto non ha la possibilità di poter accendere il fuoco. Il cenone è la parte che richiede più preparazione e forse uno dei momenti più sentiti. La sera della vigilia, la tavola viene imbandita da nove oppure tredici piatti ed è assolutamente vietato consumare carne.

E ‘ inoltre usanza di molti paesi lasciare la tavola apparecchiata fino al mattino seguente, allorchè la Madonna possa scendere con Gesù Bambino ad assaggiare il cibo rimasto.

LE TRADIZIONI ALBANESI E GRECANICHE

Molte sono le comunità albanesi e grecaniche presenti in Calabria. Una delle festività più importanti è la Pasqua. Nel comune di Civita, provincia di Cosenza, tra il lunedì ed il martedì dopo la domenica Santa, hanno luogo le “vallje”, balli tradizionali simbolo da oltre cinque secoli dell’unione tra le comunità di origine “arbereshe.”

Tra i centri che oggi fanno parte integrante del territorio dove un tempo trovarono solido rifugio i primi profughi dell’antica Albania, scampati all’invasione araba, troviamo: in provincia di Cosenza, Lungro, S. Demetrio Corone, Acquaformosa, Frascineto, Civita, Cerzeto, Falconara Albanese, Mongrassano, S. Maria di Finita, Rota Greca, San Benedetto Ullano, Santa Domenica Talao, Falconara Albanese. In provincia di Crotone: San Nicola dell’Alto, Carfizzi e Pallagorio. In provincia di Catanzaro: Caraffa e Gizzeria. Le popolazioni grecaniche sono collocate per lo più a sud della penisola calabrese.

Ogni anno viene organizzato un grande raduno a Bova cittadina in provincia di Reggio Calabria definita la capitale morale di questo popolo. Le comunità grecaniche si trovano sopratutto in provincia di Reggio occupando il territorio da Bova a Condofuri, da Roccaforte del Greco a Roghudi.

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